| Coluna
Italiana
21/11/2003
CENTRO CULTURAL ITALIANO DE PALOTINA
GL´ITALIANI CON LA PAROLA
Por Lirio João Lolatto
I MIRACOLI DI ARISTOLELE CONTESTATI
DA BOBBIO
Non è facile spiegare in parole
semplici cosa abbia rappresentato l´Organon (in greco
strumento) di Aristole, I sei libri dedicati dal filosofo
greco alla lógica.
Si potrebbe dire, senza tema di esagerare, che queste pagine
sono la bibbia del ragionamento occidentale. Per duemila
anni a esse è stata chiesta ogni possibile risposte,
non c´è brano, segno, dubbio qui scrito che
non sai stato discusso e commentato. Gli studiosi, tuttavia,
non riescono ancora a stabilire con sicurezza la cronologia
dei trattati, molti affermano che non rappresentano un tutto
ordinato. Va anche aggiunto che la parola non acquistò il
suo senso moderno che mezzo millennio dopo l´apparizione
dell´Organon, grazie al commentatore Alessandro di
Afrodisia; ma l´ambito degli studi poi chiamati di
logcia fu determinato dal contenuto di queste pagine. Il
greco con cui è stato scrito l´Organon è,
numerosi casi, di una difficoltà che sgomenta. Già i
chiosatori antichi ebbero perplessità nelle interpetrazioni.
Molte nascono anche dal fatto che al tempo di Aristotele
mancavano due espedienti che poi verranno in soccorso ai
logici per chiarire le loro asserzioni: le virgolette e la
libera invenzione di termini astratti con cui isolare un
significato. Per fare un essempio, basterà notare
che Aristotele aveva un segno solo, ovvero anthropos, per
rendere gli italiani “ uomo”, “umanità”.
È un
problema che tormenta anche alcuni passi di Platone. I dubbi
che assillano lê pagine dell´Organon entrano
nelle traduzioni latine e si ritrovano nelle dispute medievali
sugli universali. È pur vero che il filosofo usa talvolta
l articolo neutro t ó, seguito da una parola, per
designare proprio quella parola, ma non lo fa sempre. Il
ritorno in libreria di questa traduzione italiana – fu
la prima integrale dell´Organon, realizzata da Giorgio
Colli per inaugurare i “ Classici della filosofia” di
Einaudi ( una delle nostre migliori collane, in cui uscirono
solo quattro titoli), va seggnalato. Il mérito è di
Adelphi. Il texto in questione non era scomparso, perchè continuamente
ristampato nella raccolta delle Opere di Aristotele di Laterza,
ma in tale veste mancano le 300 pagine di note che corredano
l´originale di Einaudi del 1955, indispensabili per
capire le scelte di Colli (va precisato che Laterza stampò nella
collona “ UL” in ter volumetti quest´opera
nel 1970, ma poi non la ripropose più con tutto l´apparato).
Ora, dicevano Adelphi la ripubblica, aggiungendo anche il
primo paragrafo dell´introduzione omesso nel 1955 e
la lettera che lo stesso Bobbio scrisse al curatore il 9
ottobre 1953 spiegando le ragioni del suo dissenso. Due inediti
che rivelano aspetti e sottolineano il valore dell´impresa
Colli, in queste pagine ritrovate nel suo archivio a Firenze,
parla senza mezzi termini dei meccanismi della civiltà greca
come qualcosa di “miracoloso”. Soltanto cosi
spiega quello che Aristotele ha scritto e che i suoi discepoli
riuscivano a capire naturalmente. Ma il termine “miracoloso” all´inizio
degli anni 50 suonò strano, anzi fuorviante. Bobbio,
dopo aver qualificato il lavoro “prodigioso”.
”imponente”,
notava nella missiva. “Quelle che mi sono piaciute
meno, invece, sono le prime pagine della introduzione...
Troppo spesso ricorre la parola “miracoloso” e
quando si viene alla spiegazione le poche rige che vi dedichi
sono a mio avviso inadeguate all´attesa che hai suscitato
nel lettore...” Colli, diligentemente, tagliò i
miracoli. Noi osiamo aggiungere, in margine ai fogli inediti
e a un´opera fondamentale ora restituita nella sua
interezza, che Colli e Bobbio avevano entrambi ragione. I
miracoli greco-pagani del primo si capivano tenendo conto
del suo amore per, che di li a poço si sarebbe sostanziato
nel grande lavoro di edizione Del filosofo. Per il secondo,
per Bobbio, i miracoli avevano invece il retrogusto di incenso:
non era il caso di evocarli inuna collona laica di una casa
editrice laicissima. Tutto qui. Resta però l´Organon,
un´opera che prova l´eseistenza anche di altri
miracoli. Quelli non religiosi. A volte la ragione as compierli.
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