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11 de julho de 2003












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Coluna Italiana
11/07/2003

CENTRO CULTURAL ITALIANO DE PALOTINA
GL´ITALIANI CON LA PAROLA
Por Lirio João Lolatto

Louise e le altre La poesia è donna

Uno dei fenomeni più vistosi della letteratura Brasiliana degli ultimi cinquant´anni è la folta e viva presenza femminile nella poesia, certo non senza qualche con il rapporto con il ruolo sempre più determinante occupato dalla donna nella società. Esso potrebe ricordare lontamente il nostro petrarchismo se le condizioni della creazione e della cultura letteraria non fossero tanto diverse da quelle del cinquecento, a incominciare dal fatto che non vi è alcun canone, nè letterario nè pscologico nè formale nè tematico nè rigido nè blando, al quale attenersi.

Se tuttavia si volesse insistere sul parallelo bisognerebbe dire che il ruolo di modello assunto nel Rinascimento da Petrarca risultà esercitato in America, indipendentemente dall´altezza espressiva raggiunta - figurano già molti degli aspetti caratteristici della posesia, non solo femminile, del Novecento e di oggi. I principali sono: L´intonazione riflessiva o meditativa del discorso poetico: lo stile prosastico, semplice e colloquiale, vicino al dialogo ma incline nel contempo alla densità dell´aforisma; la mescolanza di realismo e visionarietà; l´attrazione verso l´assoluto. Retaggio e svolgimento del grande romaticismo anglo-tedesco.

L´aspecto più sorprendente, almeno per chi si ostini a vedere nell´America solo la patria dell´economia e del pragmatismo e non anche una terra metafisisca, è naturalmente il quarto, che include la capacità – perduta in Europa – di ripristinare il contatto con gli elementi del cosmo, di reitegrarsi in una natura decaduta, ma non perciò multa o inerte. La ribellione contro la natura libresca e storicistica assunta dall´esperienza non è rimasta senza seguito, come si può vedere in una poetessa dei nostri stessi giorni. Nelle cinquantaquatro poesie della raccolta L´iris selvatico eccellentemente tradotte e presentate per la prima volta in italiano ridona la parola alle piante e ai fiori coltivati nel giardino di casa, che d´altronde costituisce un piccolo specchio oscuro dell´Eden, il Primo Giardino.

Nessuna meraviglia, allora, che la poetessa – la cui origine ebraica spiega certa eco biblica dei suoi versi – faccia parlare persino Dio. E, il suo, un Dio per lo più deluso, rassegnato o sprezzante, che deplora la ecità e la vanità degli uomini: “ Quando vi ho fatti, vi amavo. / Adesso vi compatisco” - Vento Calante - . Ancora: “ Non state soffrendo perchè vi siete toccati / ma perchè siete nati, / perchè richiedevate vita / separata da me “ – Primo buio. La zizzania del giardino è primordiale ed etema.

Essa dice all´uomo: - Ero qui prima, / prima che tu fossi qui, prima / che tu abbia mai piantato un giardino. / E sarò qui quando rimarranno solamente / il sole e la luna, e il mare, e il campo largo. / Costituirò il campo” Bacigalupo parla, a ragione, di una “ teologia in giardino” , il cui culmine mi sembra raggiunto in Fine dell´estate. In questa lirica Dio dichiara che, dopo aver pensato tutte le cose, insoddisfatto del limite della forma, ha pensato il vuoto: “ In questo – egli dice – non sono come voi, / non ho risoluzione in un altro corpo, / non ho bisogno di un riparo fuori di me... “. Di fronte alla “ luce bianca / non più travestita di materia “, le creature non sono che distrazioni od ostacoli, immagini e testimonianze della pura dissimilitudine. Dal canto loro è dunque insensato aspirare all´unità, questo eterno sogno della malinconia. Invece di identificarsi con l´albero, il cuore felice, abbandonato alla caducità, preferisce vagare nel giardino “ come una foglia cadente, figura / di una parte, non del tutto”.

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