| Coluna
Italiana
23/05/2003
CENTRO CULTURAL ITALIANO DE PALOTINA
GL´ITALIANI CON LA PAROLA
Por Lirio João Lolatto
CRISTIANI, SENTINELLE DELLA PACE
Se l´esito della guerra
impari di stati Uniti e Gran Bretagna contro l´Iraq,
fin dall´inizio è sempre apparso scondo, non
altrettanto si può dire delle conseqiuenze che, nel
tempo, produrrà nel mondo arabo e in Occidente. Sui
circuiti televisivi internazionali tutti abbiamo visto, nella
loro lacerante crudeltà, le immagini di uba disperata
situazione sanitaria, della mancanza di cibo, acqua ed eletricità:
un´emergenza che ha spinto la popolazione ad atti di
vandalismo e vendetta. Le consequenze umane e sociali di questa
guerra rimagono gravi, come grave rimane la crisi politica
innescata dall´azione unilaterale di stati Uniti e Gran
Bretagna, a spese dell´Onu. Adesso quanto peseranno
le Nazioni Uniti nella ricostruzione dell´Iraq? Quanto
pretenderennno per sè i falchi dell´amministrazione
Busch e le multinazioneli? Quanto tempo passerà prima
che il popolo iracheno possa ritornare democraticamente in
processo del proprio Paese, dissolvendo cosi l´incubo
che una guerra di liberazione sia letta dal mondo arabo come
una guerra d´occupazione?
Amare e profonde rimangono le
ferite che questo conflito ha aperto, contrapponendo sempre
più l´Islan al mondo cristiano. C´è
il rischio che per combattere il terrrorismo si venda a spegnare
ogni rapporto tra cristiani e mussulmani, provocando reazioni
aggressive da parte dei popoli del Medio Oriente anchbe contro
chi offre loro aiuto e gesti di solidarietà. Iniziata
con la prospettiva di una breve durata, questa guerra, come
quella in Afganistan, ha dimostrato giorno dopo giorno, rischi
e costi sempre più alti e una vastità di campi
di battaglia che sin sono moltiplicati. Basti pensare al clima
politico internazionale, ai rapporto con la Turchia ai dieci
milioni di curdi che vivano, entro i suoi confini o, in dimensioni
geopolitiche ancora più ampie, ad un´escalation
che possa riguardare anche Siria e Iran, all´aggressività
che la guerra ha accentuato in Giordania, in Palestina e tra
i tanti muisulmani che vivano in Occidente.
Durante il conflitto in Iraq abbiamo
assistito ad un crescendo di manifestazioni per invocare la
pace. In ogni continente, milioni di persone sono scese nelle
piazze ed hanno marciato lungo le vie delle loro città
esprimendo la loro sensibilità contro la guerra. Questa
sensibilità è positiva, ma vorremmo che tale
desiderio di pace si estendesse a tutte le guerre, e risvegliasse
l´attezione déll´opinione pubblica mondiale,
poco informata, verso tutti i conflitti che tuttora insanguinano
vasti territori dell´Africa e dell´Asia. Nel mondo
si contano una cinquentina di guerre solo per la gestione
delle fonti energetiche e di sussistenza: non solo petrolio,
quindi, ma anche acqua, la cui scarsità è causa,
ogni giorno, della morte de migliaia di persone.
Quando le guerre minacciano le sorti dei popoli, divine un
imperativo morale ineludibile quello di proclamare che solo
la pace è la condizione per costruire un futuro più
giusto e solidale per ogni singolo nazione e per il mondo
intero. Non basta dire no alla guerra; per costruire la pace
bisogna progettare un ordine economico, politico e giuridico
internazionale più giusto. Alta e autorevole è
giunta, in questo contesto, la voce di Giovanni Paolo II che
si è fatto più volte interprete dell´anelito
di pace delle Chiese cristiane e di tanta parte dell´umanità.
Nel suoi appelli il Papa ha cercato di illuminare le coscienze
dei capi delle nazioni sulle gravi responsabilità della
guerra; ha riconfermato la sua fiducia nell´Onu che
rimane, nei suoi limiti, L´unica autorità internazionale;ha
condannato infine ogni atto terroristicoe la logica della
guerra, anche quella preventiva, convinto che “mai la
violenza e le armi possono risolvere i problemi degli uomini”.
Come cristiani noi siamo invitati
ad essere “sentinelle della pace”, ad implorarla
“come speciale dono del Risorto”. Una pace radicata
in Dio, liberata da ogni ideologia e da ogni strumentalizzazione;
una pace possibele, attesa e vicina all´uomo.
>>voltar
para capa |